La zucca: per una scelta consapevole. Phytochemicals ed evidenze scientifiche for interesting health beneficial effects

Della zucca non si butta via niente. Si usa tutto: fiori, polpa dei frutti, semi e perfino la buccia che è commestibile, ma non da tutti ritenuta tale. Dai semi si ottiene l’olio e si 1.jpgprestano alla preparazione dei germogli, di sapore non grato a tutti, ma di elevato pregio biologico per la loro ampia biodisponibilità di peptidi, acidi grassi, antiossidanti fenolici, carotenoidi, vitamine, oligoelementi [1].
La polpa manifesta immediatamente, per il suo colore arancione, l’elevata presenza di carotenoidi, in particolare di beta-carotene, dotato di marcata attività nel contrastare i radicali liberi e nel rallentare l’invecchiamento cellulare. A proteggere il sistema cardiocircolatorio concorrono oltre al beta-carotene anche le fibre presenti in buone quantità. Inoltre il beta-carotene agisce, in sinergia con le vitamine A, C ed E. Infatti epidemiological studies support the hypothesis that the major antioxidant nutrients vitamin E and vitamin C, and beta-carotene (which may or may not be acting as an antioxidant in vivo), may play a beneficial role in prevention of several chronic disorders [2]. Comunque è importante tenere presente that antioxidants at physiological doses are generally safe, exhibiting interesting health beneficial effects [3].
Tra i carotenoidi sono presenti nella zucca pure la luteina e la zeaxantina, che sono2.jpg pigmenti utili per prevenire la degenerazione maculare. Lutein and zeaxanthin supplementation is a safe strategy for improving visual performance of AMD (Age-related Macular Degeneration) patients, which mainly showed in a dose-response relationship [4].
La zucca, secondo gli studi scientifici che danno la giusta importanza agli alimenti della tradizione popolare, non eccessivamente calorici, ricchi di fibre e di fitochimici, sembra essere un alimento efficace per tenere sotto controllo il metabolismo degli zuccheri, la regolarizzazione della glicemia e l’equilibrio del peso corporeo. A tal proposito è interessante leggere il lavoro [5] sullo studio del modello alimentare delle Comunità indigene d’America, i cui membri in buon numero soffrono di diabete di tipo 2 (NIDDM: Non Insulin Dependent Diabetes Mellitus), obesi e ipertesi. Lo studio è partito dalla constatazione che tra gli Indiani d’America il diabete di tipo 2, l’ipertensione e l’obesità mostrano una frequenza piuttosto elevata. La causa, secondo l’opinione comune, è da ricercarsi nel cambiamento di dieta avvenuto, abbastanza velocemente, in queste popolazioni, le quali sono passate dall’alimentazione tradizionale all’attuale, ricca di cibi raffinati 3.jpgaltamente calorici. Tale studio quindi vuole verificare se il ritorno ai modelli alimentari tradizionali possa contribuire a ridimensionare il fenomeno mediante il better balance of calories and beneficial nutrients in quanto protective non-nutrient phenolic phytochemicals against NIDDM and hypertension are potentially high in these foods but less understood. Questo lavoro, mediante prove in vitro, conferma la capacità antidiabetica e antipertensiva di alcuni alimenti vegetali della tradizione degli Indigeni, quali zucca, fagioli e mais. Tra questi, pumpkin showed the best over all potential [5].
4.jpgSe le intuizioni e le evidenze scientifiche sulla capacità antiossidante e protettiva vengono avvalorate da ulteriori conferme in ambito del diabete e della sua prevenzione, visto l’interesse che sanno suscitare attualmente i prodotti della tradizione popolare, la zucca diviene un cibo da tenere in giusta considerazione per una corretta alimentazione. Comunque occorre ancora tempo prima di poter chiarire l’intera dinamica dei fitochimici presenti nella polpa e il loro potenziale salutistico, al fine di evidenze indiscutibili.
A completare il patrimonio di nutrienti e di fitochimici concorrono pure i fiori che in cucina trovano ampia versatilità per il loro pregio gastronomico e organolettico.
Sulle proprietà antiossidanti, antidiabete e antipertensive, vi sono evidenze scientifiche che riguardano i semi già noti nella tradizione erboristica per la loro capacità di prevenire e di contrastare l’ipertrofia prostatica benigna. L’olio ottenuto 5.jpgdai semi can inhibit testosterone-induced hyperplasia of the prostate and therefore may be beneficial in the management of benign prostatic hyperplasia [6].
Lo studio condotto dal GRANU (German Research Activities on Natural Urologicals) relativo agli effects of pumpkin seed in men with lower urinary tract symptoms due to benign prostatic hyperplasia in the one-year, mette in evidenza che in men with BPH (Benign Prostatic Hyperplasia), 12 months of treatment with pumpkin seed led to a clinically relevant reduction in IPSS (International Prostate Symptom Score) compared with placebo [7]. La tradizione popolare da sempre crede, e l’esperienza pratica la 6.jpgconferma, che i semi aiutano a prevenire i disturbi dell’apparato urinario, anche di quello femminile come nel caso di cistiti. Il consumo costante dei semi manifesta azione benefica sul tono muscolare della vescica. D’altra parte è importante che l’azione sia volta a modificare uno o entrambi i componenti dell’ipertrofia prostatica, cioè o l’aumentato tono della muscolatura liscia, o l’aumentato volume della prostata [8].
Inoltre la tradizione popolare ricorre ai semi per le loro proprietà vermifughe. La cucurbitina è il principio attivo responsabile di quest’azione, paralizza i vermi e ne provoca il distacco dalla parete intestinale.
I semi contengono, oltre alla cucurbitina, omega-3, fitosteroli, fitoestrogeni, vitamine 7.jpgA, C, D, K ed E, la quale in sinergia con il selenio e con i carotenoidi svolge intensa azione antiossidante e protettiva delle membrane cellulari. L’azione antiossidante è sostenuta pure da un insieme di phytochemicals quali i lignani e gli acidi fenolici: idrossibenzoico, caffeico, cumarico, ferulico, sinapico, protocatechico, vanillico e siringico. La vitamina K has a potentially beneficial role in insulin resistance, but evidence is limited in humans [9].
Come già visto a proposito della polpa, diversi studi constatano che estratti di semi di zucca sembrano migliorare la regolazione dell’insulina e proteggere i reni dei diabetici.
Nella polpa, ma soprattutto nei semi, sono presenti buone quantità di potassio, acido glutammico, triptofano e magnesio. Il triptofano, precursore della serotonina, in DSC07453 - Copia.jpgsinergia con il magnesio, favorisce il rilassamento e mitiga l’umore, utile a chi soffre di ansia, nervosismo e insonnia, mentre il potassio concorre all’equilibrio elettrolitico. L’acido glutammico è un elemento importante per la sintesi del GABA, coinvolto nella stabilità del sistema nervoso, stati d’ansia, suscettibilità e irritabilità [8].
I fitosteroli, mediante la loro capacità di inibire l’assorbimento del colesterolo nell’intestino, favoriscono una sua significativa riduzione nel sangue. A vantaggio del sistema cardiocircolatorio: riduzione del colesterolo e dei trigliceridi e omeostasi della pressione ematica, operano pure i fitoestrogeni utili soprattutto in menopausa, gli stessi omega-3 (acido alfa-linolenico o ALA) e il magnesio, benefico 8.jpgper la corretta attività cardiaca [8]. Nei semi vi sono quantità rispettabili di selenio, zinco, magnesio, fosforo, ferro, rame e potassio, quest’ultimo presente in buona percentuale anche nella polpa. Lo zinco è utile per la salute della prostata. Evidenze scientifiche infatti dimostrano che BPH or prostate carcinoma may be associated with a reduction in the levels of tissue zinc, plasma zinc, and an increase in urine zinc/creatinine [10]. Pertanto sembrano utili, sometimes, gli snack a base di semi di zucca o polverizzati sulle pietanze, senza interferire nelle proprietà organolettiche delle pietanze stesse.
Questi, per portare il loro beneficio, non tanto riguardo ai soli oligoelementi, ma riguardo ai tanti phytochemicals, conviene consumarli crudi, piuttosto che salati e tostati.9.jpgOltre ai semi muniti di scorza, vi sono quelli della zucca della Stiria ricoperti soltanto da una sottile pellicola, responsabile del tipico colore verde scuro. Si tratta di una varietà coltivata da oltre 100 anni dagli agricoltori locali. Dal XVIII secolo si ricava da questi semi l’olio, caratterizzato da ottime qualità organolettiche e nutraceutiche, tutelato dall’Unione Europea attraverso il marchio IGP [11]. 10.jpgA completare l’utilizzo della zucca concorrono i filamenti placentari centrali che entrano in ottime preparazioni di cucina. Si utilizza in cucina pure la buccia, che tra i tanti phytochemicals presenti, possiede un principio ad attività antifungina. A novel antifungal protein was isolated from pumpkin rind, la quale inibisce growth of several fungi, compresa la Candida albicans [12].

Giovanna Masini

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Avvertenze

Questo scritto vuole informare e orientare il lettore verso scelte nutrizionistiche consapevoli, non intende assolutamente proporsi come guida di una qualsiasi indicazione e, tanto meno, di una qualsiasi prescrizione di carattere dietetico e/o medico. La pianta proposta non ha controindicazioni a meno di una particolare sensibilità individuale e di allergie specifiche.

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Bibliografia

[1] D. 27 marzo 2014, in materia di Aggiornamento del DM 9 luglio 2012 sulla disciplina nell’impiego negli integratori alimentari di sostanze e preparati vegetali

[2] Diplock AT, Charleux JL, Crozier-Will G, Kok FL, Rice-Evans C, Roberfroid M, Stahl W, Viña-Ribes J, Functional food science and defence against reactive oxidative species, “British Journal of Nutrition”, 1998;80,1:S77-112

[3] Bouayed J, Bohn T, Exogenous antioxidants–Double-edged swords in cellular redox state: Health beneficial effects at physiologic doses versus deleterious effects at high doses, “Oxidative Medicine and Cellular Longevity”, 2010;3(4):228-37

[4] Rong Liu, Tian Wang, Bao Zhang, Li Qin, Changrui Wu, Qingshan Li, Le Ma, Lutein and Zeaxanthin Supplementation and Association With Visual Function in Age-Related Macular Degeneration, “Investigative Ophthalmology & Visual Science”, 2015;56,252-258

[5] Kwon YI, Apostolidis E, Kim YC, Shetty K, Health benefits of traditional corn, beans, and pumpkin: in vitro studies for hyperglycemia and hypertension management, “Journal of Medicinal Food”, 2007;10(2):266-75

[6] Gossell-Williams M, Davis A, O’Connor N, Inhibition of testosterone-induced hyperplasia of the prostate of sprague-dawley rats by pumpkin seed oil, “Journal of Medicinal Food”, 2006;9(2):284-6

[7] Vahlensieck W, Theurer C, Pfitzer E, Patz B, Banik N, Engelmann U, Effects of pumpkin seed in men with lower urinary tract symptoms due to benign prostatic hyperplasia in the one-year, randomized, placebo-controlled GRANU study, “International Journal of Urology”, 2015;94(3):286-95

[8] Borghi Claudio, Cicero Arrigo F.G., Nutraceutici e alimenti funzionali in medicina preventiva, Bononia University Press, Bologna, 2011

[9] Makiko Yoshida, Paul F. Jacques, James B. Meigs, Edward Saltzman, M. Kyla Shea, Caren Gundberg, Bess Dawson-Hughes, Gerard Dallal, Sarah L. Booth, Effect of Vitamin K Supplementation on Insulin Resistance in Older Men and Women, “Diabetes Care”, 2008;31(11):2092–2096

[10] Pamela Christudoss, R. Selvakumar, Joseph J. Fleming, Ganesh Gopalakrishnan, Zinc status of patients with bening prostatic hyperplasia and prostate carcinoma, “Indian Journal of Urology”, 2011;27(1):14–18

[11] Reg. CE 14 luglio 1992, n. 2081, Relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli ed alimentari

[12] Park SC, Lee JR, Kim JY, Hwang I, Nah JW, Cheong H, Park Y, Hahm KS, Pr-1, a novel antifungal protein from pumpkin rinds, “Biotechnology Letters”, 2010;32(1):125-30

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